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sCATANIA: FESTA DI S.AGATA

CATANIA: FESTA DI S.AGATACATANIA: FESTA DI S.AGATA"
Il calendario liturgico della Chiesa universale, in Oriente e Occidente, fin dai tempi più antichi del Cristianesimo, celebra il 5 febbraio la ricorrenza di Sant'Agata come memoria obbligatoria, che ha resistito a tutte le riforme liturgiche, compresa l'ultima scaturita dal Concilio Vaticano II.

La città etnea è dunque fiera di celebrare, ininterrottamente, "il dies natalis" della concittadina protomartire.

Fin dal tempo delle catacombe, durante le persecuzioni anticristiane, la Chiesa locale onorava e ricordava i suoi martiri tra i quali spiccavano, come stelle di prima grandezza, Agata e poi, cronologicamente, Euplio, altro protettore della città. La comunità cristiana, pertanto, si riuniva in preghiera presso il sepolcro la notte della vigilia, 4 febbraio , del giorno della nascita al Cielo della martire: guidati dal vescovo e dai presbiteri, i fedeli ascoltavano commossi la lettura degli Atti del martirio e dei passi della Sacra Scrittura, cantavano i salmi e prima dell'alba offrivano l'oblazione eucaristica, che veniva celebrata sulla mensa sopra il sarcofago della martire. Così è nata l'annuale celebrazione liturgica di Agata e degli altri martiri, sotto il controllo della Chiesa sempre attenta nell'evitare eccessi di devozionismo e perfino di fanatismo, talmente era radicato nei fedeli il culto verso gli eroici testimoni della Fede. Dal momento in cui fu consentito di costruire le basiliche cimiteriali cristiane sopra le tombe o i trofei dei venerati martiri la celebrazione liturgica commemorativa e festiva si svolse nel tempio consacrato.

La ricorrenza di S. Agata, per tanti secoli, si esauriva in tal modo. Non risulta, che si tenessero manifestazioni esterne nel periodo bizantino e tanto meno nel periodo arabo, a causa del divieto del culto pubblico imposto ai cristiani. La venerazione, però, verso la protettrice concittadina non sarebbe venuta mai meno; c'è da pensare che, anzi, nell'antica basilica primaziale di S. Agata - che sarà chiamata dal 1094 la "Vetera" in seguito all'inaugurazione della nuova Cattedrale normanna intitolata pure a S. Agata - sia continuato il culto agatino.
L'attuale festa esterna affonda le sue radici nella cosiddetta traslazione di ritorno delle reliquie e, precisamente, nella memorabile processione penitenziale e gioiosa che si snodò dal Rotolo alla cattedrale "Sant'Agata la Nova", allorché il vescovo Maurizio, con i suoi monaci-canonici e tutto il popolo festante, le riportò trionfalmente in patria, racchiuse in una cassa, i cui resti si conservano nella chiesa di Sant'Agata al Carcere.

Il significato del "giro esterno" del 4 febbraio - del quale si hanno notizie certe fin dal XV secolo - ha avuto sempre un carattere penitenziale perché rinnova il percorso, lungo le mura esterne medievali della città, del fercolo delle reliquie, dopo che queste furono sistemate negli appositi reliquiari ancora oggi custodite dentro il prezioso scrigno, nel sacello del tesoro in Cattedrale. La sosta della vara al Piano del Carmine , oggi piazza Carlo Alberto , ricorda il passaggio delle reliquie di S. Agata provenienti da Ognina, al cessare dell'eruzione, nella primavera del 1669, che minacciò, a pochi metri, la fabbrica del Duomo. Giustamente si parla ancora di giro e non di processione in senso stretto, perché protagonisti assoluti sono sempre stati i devoti col sacco ai quali è affidato il trasporto della vara. Il giro della sera del 5 febbraio è meno antico perché in origine la festa del giorno liturgico di S. Agata consisteva nel solenne pontificale del mattino e nei secondi vespri, in una Cattedrale gremitissima e addobbata fastosamente, come appare in un'incisione di Huoel del 1785.

La processione liturgica vera e propria è rimasta, fino ad oggi, quella della mattina del 3 febbraio, la celebre "Luminaria" ordinata, all'inizio del sec. XVI , dal cerimoniale di don Alvaro Paternò e avente il compito di offrire la cera alla Patrona, in Duomo. Le musiche e i fuochi della sera, dopo secoli, ancora concludono, alla grande, una giornata dedicata al ringraziamento verso la Patrona per l'intercessione e la protezione accordate alla città. Anche la ricorrenza del 2, che riguarda la festa liturgica della Presentazione del Signore, ha sempre avuto un tono particolare per via dei festeggiamenti patronali. A sera, l'accensione rituale della lampada votiva nella corte del Municipio, richiama ancora il cerimoniale antico.
I devoti sanno bene che dagli ultimi giorni di gennaio al 5 febbraio si ricorda il periodo della carcerazione e del processo criminale a carico di S. Agata che si concluse con la pena del fuoco. Dalla fine di dicembre e per un mese, secondo gli Atti del martirio, la giovane vergine consacrata a Dio fu sottoposta alla vergognosa prova del lupanare, come usavano fare i persecutori con le cristiane che si rifiutavano di sottoscrivere il libello di fedeltà agli dei dell'impero. Era una tortura psicologica e morale quella di lasciare in balìa del lenone e non del leone, con la condanna "ad bestias", le donne che professavano la fede in Cristo. Ecco il motivo delle tante celebrazioni religiose, culturali e sociali che si svolgono, fin da Capodanno, in onore di Agata e in preparazione ai tre grandi giorni della festa esterna di febbraio.
Dopo 35 giorni di festa praticamente quasi senza soluzione di continuità, i devoti frequentano l'ottavario - una volta molto solenne - fino al 12 febbraio. La suggestiva processione in piazza Duomo del busto reliquiario e dello scrigno delle reliquie, con l'accompagnamento delle undici candelore, del suono del campanone di Sant'Agata e dei bagliori degli spettacolari giochi pirotecnici, conclude i festeggiamenti invernali.



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